Radon nelle scuole: azioni di rimedio

La situazione in Italia

In Italia il problema del radon è rilevante a causa della natura geologica del territorio e del tradizionale impiego di materiali da costruzione di provenienza locale (come tufo, e pozzolana, ecc.). Un’indagine nazionale condotta nelle abitazioni alla fine degli anni ‘80, ha rilevato una concentrazione media di radon approssimativamente doppia rispetto a quella media mondiale (77 Bq/m3 contro i 40 Bq/m3).

Inoltre è stato evidenziato che alcune regioni italiane sono più a rischio di altre. È opportuno precisare, tuttavia, che laddove i valori medi regionali sono inferiori alla media nazionale si possono trovare zone o edifici con alti livelli di radon. È per questa peculiarità che si parla in genere di “aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon”. In ogni caso l’esperienza maturata negli anni ha evidenziato come non sia possibile a priori fare valutazioni sui livelli di radon di un edificio e che solo la misura in campo consente di valutare la salubrità dell’edificio.

Per un quadro completo su cosa preveda la normativa contro il rischio del radon negli edifici scolastici si consulti l’articolo articolo di approfondimento nella sezione ‘Normative’.

Mappa dei valori medi regionali di concentrazione di radon.

Mappa dei valori medi regionali di concentrazione di radon

Il ruolo delle ASL in materia di rischio da Radon

Il rischio da radon rientra tra gli agenti di rischio fisici. La protezione dei lavoratori da questi fattori è uno degli obiettivi perseguiti dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro delle ASL.

Ai fini del rischio da radon si prendono in considerazione:

  • le attività lavorative svolte in luoghi di lavoro in sotterraneo (attività a);
  • le attività svolte in luoghi di lavoro in superficie, posti in zone ben identificate – aree a rischio radon (attività b).

Nel caso di attività a) o b), l’attività di vigilanza e controllo delle ASL è diretta a valutare gli adempimenti messi in atto dal datore di lavoro, nel nostro caso il Dirigente Scolastico. In particolare verifica:

– che nel documento di valutazione del rischio sia stato inserito il radon tra i fattori fisici;

– che tale rischio sia stato quantificato nei modi e nei tempi previsti dal D.lgs. 241/00;

– che siano state messe in atto azioni di rimedio entro 3 anni dalla data della relazione tecnica ecc.;

– che, in caso di superamento del livello di azione (anche solo in alcuni locali), la relazione tecnica sia stata inviata alle ASL.

Cosa fare se è presente Radon nelle scuole

Nel caso si trovino alcuni locali con concentrazioni di radon “elevate” non ci si deve allarmare: il problema può essere risolto mediante opportuni interventi, solitamente efficaci e poco onerosi.

Le azioni per ridurre la presenza del radon in un edificio quale la scuola sono principalmente orientate a limitare l’ingresso del gas radioattivo dal suolo o la sua fuoriuscita dai materiali da costruzione: in particolare le soluzioni tecniche più praticate si basano sulla deviazione del radon prima che entri nell’edificio, sull’uso di barriere tra la sorgente e l’ambiente interno, sulla ventilazione ecc. Ovviamente, la strategia migliore va individuata caso per caso sulla base della sorgente di radon prevalente, della tipologia dell’edificio, della gravità del problema e dalle modalità di penetrazione del gas al suo interno.

Costruire una scuola in un’area a rischio

Certamente si! Qualora si intenda costruire un nuovo edificio scolastico in una zona in cui è probabile trovare elevate concentrazioni di radon negli ambienti interni, è necessario intervenire già in fase di progettazione ossia adottare idonei criteri progettuali – quale ad esempio un particolare isolamento a livello del contatto suolo-edificio – allo scopo di evitare la necessità di ulteriori interventi di bonifica.

Rimedi per una scuola senza Radon?

Le principali azioni di rimedio per ridurre la concentrazione del radon in un edificio sono generalmente volte ad impedire l’ingresso del gas dal sottosuolo dell’edificio.

1.Ventilazione del vespaio o dei locali interessati per diluire il gas e quindi la sua concentrazione all’interno di un edificio.

Ventilazione dei locali

2. Sigillatura delle vie di ingresso con materiali non permeabili al radon (tipo sigillanti acrilici o malta polimerica).

Sigillatura

3.Depressurizzazione del suolo mediante sistemi di aspirazione del gas da locali interrati o da pozzetti realizzati al di sotto dell’abitazione.

Depressurizzazione del suolo

Depressurizzazione del suolo

4.Pressurizzazione di locali interni o del vespaio per aumentare la pressione interna ed ostacolare l’ingresso del gas

 

Pressurizzazione dei locali interni

 

Riferimenti normativi

Raccomandazione della Commissione del 21 febbraio 1990 sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon negli ambienti chiusi (90/143/Euratom). G.U.C.E. – L. 80 del 27 marzo 1990.

Raccomandazione della Commissione del 20 dicembre 2001 sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon in acqua potabile (2001/928/Euratom). G.U.C.E. – L. 344 del 28 dicembre 2001.

D.lgs. 17 marzo 1995, n. 230: Attuazione delle direttive EURATOM 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti. G.U.R.I. n. 74 del 13 giugno 1995.

D.lgs. 26 maggio 2000, n. 241: Attuazione della Direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Supplemento ordinario alla G.U.R.I. n. 203 del 31.8.2000 Serie generale.

D.lgs. 9 maggio 2001, n. 257: Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 maggio 2000, n. 241, recante attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Suppl. ord. G.U.R.I. n. 153 del 4.7.2001 Serie generale.

 

Siti web delle Istituzioni nazionali e internazionali:

www.inail.it

www.isprambiente.gov.it

www.iss.it

www.who.int

www.unscear.org

www.epa.gov

www.iaea.org

 

Fonte: “Una scuola senza radon”, edizione 2013, pubblicazione realizzata da INAIL – Dipartimento Igiene del Lavoro

Autore:

Roberta Marcazzan
0 commenti Visualizza i commenti Nascondi i commenti

Aggiungi un commento

Altri articoli in Riqualificazione

Articoli popolari

credits: Adviva - Realizzazione siti web