Normativa tecnica sulle scuole: in programma un nuovo aggiornamento

Nuovo impulso alle norme tecniche sulla progettazione di nuova scuole. A distanza di un anno e mezzo dal varo delle linee guida progettuali di edifici scolastici (nell’aprile 2013, su impulso dell’ex ministro dell’istruzione, Francesco Porfumo), arriva un nuovo tentativo. L’operazione di allora rimase a metà: le linee guida progettuali vennero varate in conferenza unificata; ma sulle norme tecniche applicative non fu trovato accordo; e il testo è rimasto incompleto.

Il programma

Laura Galimberti, coordinatore dell’unità di missione sull’edilizia scolastica – struttura voluta dal premier, Matteo Renzi – è determinata a finire quel lavoro. “Le vigenti norme tecniche sulla progettazione scolastica sono ancora quelle del 1975 – esordisce Galimberti -, norme di tipo prescrittivo e no prestazionale, ma che soprattutto sono superate rispetto alle attuali esigenze didattiche”. “Vogliamo arrivare – aggiunge – ad una normativa nazionale che sia il riferimento unico sull’edificio scolastico, sia pure prevedendo spazi di modifica per le Regioni, per esempio concedendo oscillazioni all’interno di limiti minimo e massimo su alcuni aspetti tecnici”. Anche se il lavoro è all’inizio, Galimberti riferisce che “in alcune parti l’istruttoria è completata”. Quanto ai tempi, Galimberti si è data l’obiettivo di definire lo schema delle nuove norme tecniche “entro l’inizio del prossimo anno“. Nel frattempo saranno rinfrescate anche le linee guida del 2013: “rivediamo ad esempio la parte degli spazi dei laboratori, tute le scuole dovranno avere questi luoghi e spazi flessibili; le scuole devono prevedere anche spazi individuali più piccoli, spazi agorà e luoghi aperti anche alla città per spettacolo, cultura, sport.

Il ruolo del progettista

“In tutto questo il ruolo del progettista è molto importante”. Galimberti si preoccupa anche di una ricaduta sul territorio. “Una volta completate le norme tecniche sarà necessario un “test” sul campo: bisogna dare la possibilità ai progettisti di misurarsi con questa importante novità, anche perchè dalla prova della progettazione possono arrivare suggerimenti utili a migliorare. Il concorso di idee può rappresentare questo passaggio importante”. Ci possono essere anche spazi per la redditività”. Un concorso di idee ma con ricadute concrete, sul modello dell’housing contest, l’esperienza lanciata nel 2010 a Milano sul tema dell’housing sociale, che ha consentito di realizzare un repertorio di oltre 100 soluzioni progettuali pronte per l’appalto, con indicazione dei costi. “La nostra idea – racconta Galimberti – è di lanciare il concorso di idee, cercando poi di concretizzare, in una seconda fase, un percorso attuativo per le soluzioni migliori, in modo che i Comuni interessati abbiano una gamma di possibili scelte progettuali”. “Vogliamo arrivare ad offrire a tutti i Comuni, specie i piccoli centri, una sorta di kit, uno strumento semplice e rapido per appaltare l’opera“.

Fonte: Edilizia e Territorio

Autore:

Alessandro Sartori
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